Uno dei nuovi mezzi di controllo dei cittadini è la carta d’identità elettronica (CIE) che in molti Comuni viene proposta come unica possibilità, visto il rifiuto da parte dei funzionari di rilasciare la vecchia carta d’identità cartacea. In questa breve guida cerchiamo di capire come funziona la CIE, cosa fare per evitare di farsela assegnare e come limitare i danni.
Anzitutto è bene ricordare che secondo l’art. 35 del DPR 445/2000 la carta d’identità non è un documento necessario. Essa può essere sostituita da una serie di altri documenti che sono: il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi e le tessere di riconoscimento munite di fotografia e di timbro rilasciate da un’amministrazione dello Stato.
Inoltre, ai sensi dell’art. 45 del DPR 445/2000 i documenti scaduti continuano ad essere validi e possono essere utilizzati. Chi sia in possesso di un documento di identità scaduto può utilizzarlo come prova degli stati, delle qualità personali e dei fatti in esso contenuti allegando una fotocopia del documento sotto alla quale si potrà scrivere e firmare la seguente dichiarazione: “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 45 DPR 445/2000 si dichiara che gli stati, le qualità personali e i fatti contenuti nel documento sopra copiato non hanno subito variazioni dalla data del rilascio.”
Ovviamente questo non vale se è necessario utilizzare il documento per l’espatrio. In questo caso è necessaria una carta d’identità in corso di validità.
Come fare per evitare il rilascio della CIE
In alcuni casi, ma solo fino al 3 agosto 2026, i Comuni sono obbligati a rilasciare la vecchia carta d’identità cartacea. Si tratta delle seguenti ipotesi:
– motivi di salute che impediscono al soggetto di recarsi presso gli uffici comunali;
– viaggio all’estero in data imminente;
– visita medica per accertamento invalidità in data vicina;
– partecipazione a concorsi pubblici in data imminente;
– consultazione elettorale.
Pertanto, chiunque si trovi in una simile situazione può chiedere il rilascio del documento cartaceo a vista.
Quali sono i dati che la CIE deve contenere obbligatoriamente
Il titolare e richiedente della CIE mantiene un elevato livello di controllo sul contenuto della CIE e sulle informazioni date all’amministrazione che la rilascia. Infatti, ai sensi dell’art. 66, commi 3 e 4, del decreto legislativo 82/2005 ci sono dei dati obbligatori e dei dati facoltativi che il richiedente può scegliere di non inserire nella CIE.
Dati obbligatori
– i dati identificativi della persona, cioè nome, cognome, luogo e data di nascita
– il codice fiscale
Dati facoltativi, a richiesta dell’interessato
– gruppo sanguigno,
– scelta se donare gli organi,
– dati biometrici (impronte digitali) con esclusione, in ogni caso, del DNA,
– numeri di telefono,
– indirizzi di posta elettronica.
Attenzione: È possibile che l’incaricato del rilascio della CIE vi dica che ai sensi del decreto ministeriale dell’8 settembre 2022, del decreto ministeriale del 23 dicembre 2015 o dell’art. 3 TULPS è necessario il rilascio dei dati biometrici. È falso. La norma di legge che regola la CIE (art. 66, commi 3 e 4, del decreto legislativo 82/2005) prevede solo i dati obbligatori indicati sopra per cui è lecito RIFIUTARE IL CONSENSO degli altri dati. Tuttavia, in questo caso la carta d’identità sarà rilasciata “non valida per l’espatrio” e comunque non oltre la scadenza del 3 agosto 2026.
I Comuni stanno facendo pressioni sui cittadini sostenendo che, in base al Regolamento UE 2019/1157 e la Circolare ministeriale DAIT n. 76 del 13 ottobre 2025, non solo il rilascio delle impronte digitali sarebbe divenuto obbligatorio ma anche che le vecchie carte d’identità cesserebbero di essere valide come documenti di identità. Si tratta di un’interpretazione errata. Anzitutto il Regolamento UE 2019/1157 è stato dichiarato invalido dalla Corte di Giustizia UE e sostituito con il Regolamento UE 2025/1208. La nuova normativa europea si riferisce solo ai documenti per l’espatrio, non ai documenti di identità a fini interni ai singoli Stati. In secondo luogo i documenti di identità, anche se scaduti, possono essere utilizzati con le modalità previste dall’art. 35 DPR 445/2000 (solo nei rapporti con le pubbliche amministrazioni).
Pertanto:
– la carta d’identità non è necessaria: si può sostituire con qualsiasi altro valido documento di identità come patente, passaporto, porto d’armi, tesserini rilasciati da enti pubblici (DPR 445/2000 art. 35),
– una circolare ministeriale non ha alcun valore come fonte di diritto e non può disporre in contrasto con le leggi o i regolamenti: il DPR 445/2000 resta in vigore e le sue disposizioni sono obbligatorie per le pubbliche amministrazioni,
– dopo il 3 agosto 2026 le vecchie carte d’identità (ancora non scadute) restano valide come documenti di identità ma non come documenti validi per l’espatrio,
– è possibile comunque utilizzare un documento d’identità scaduto ai sensi dell’art. 45 DPR 445/2000 se accompagnato da una fotocopia con un’autocertificazione del titolare che dichiara che i dati riportati nel documento sono attuali (attenzione: questa disposizione vale SOLO nei rapporti con la pubblica amministrazione, non per i rapporti con i privati come ad esempio le banche che non possono accettare il documento scaduto con autocertificazione),
– in caso di richiesta della nuova carta d’identità sarà necessario dare anche i dati biometrici secondari (impronte digitali) ma occorre tener presente che l’art. 10, comma 3 del Regolamento 2025/1208 prevede l’obbligo di cancellazione dei dati biometrici dal database dell’autorità che rilascia la Carta d’identità entro 90 giorni a far data dal ritiro del documento.
Attivazione della CIE
La CIE, per funzionare, deve essere attivata con un’applicazione per telefonia mobile. Pertanto, anche quando ci avranno consegnato la nuova carta d’identità elettronica continueremo ad utilizzarla esattamente come abbiamo fatto con quella cartacea, evitando di attivarla. Con questo sistema cercheremo di sottrarci al controllo digitale del Leviatano statale.
Lo SPID
L’alternativa alla CIE resta lo SPID (sistema pubblico di identità digitale). Si tratta di un sistema molto meno invasivo in cui una società abilitata alla certificazione rilascia un certificato digitale attestante l’identità del titolare. Le società che rilasciano lo SPID (molte anche gratuitamente) si limitano ad acquisire una copia del documento di identità e il codice fiscale che è meglio comunicare attraverso la tessera dell’Agenzia delle Entrate o il certificato di rilascio del codice fiscale e NON mediante la tessera sanitaria. Pertanto, lo SPID è una forma di identità digitale molto meno invasiva della CIE, senz’altro da preferire per tutti coloro che siano costretti ad avere una identità digitale, ad esempio per ragioni lavorative.
Ecco il video sulla nuova normativa:

