La Germania si sta preparando alla guerra e, soprattutto, si sta preparando a quella particolare forma di schiavitù rappresentata dalla coscrizione militare obbligatoria. Molti media tedeschi hanno messo in evidenza il fatto che, a partire dal 1° gennaio 2026, tutti gli uomini tedeschi tra i 17 e i 45 anni dovranno ottenere un’autorizzazione dal Centro Carriere della Bundeswehr (Karrierecenter der Bundeswehr) se intendono lasciare il territorio tedesco per più di tre mesi.
Come è stato osservato, la norma non prevede alcuna sanzione e non sono previste procedure contro chi la viola. È bene ricordare inoltre che, ai sensi della legge sul diritto all’autodeterminazione di genere, chiunque può decidere di essere registrato anagraficamente come uomo, donna o “diverso”. Coloro che, pur essendo nati maschi, scelgono di registrarsi come femmine o come “diversi” saranno esentati dal servizio militare attivo armato (al fronte), purché la scelta venga fatta almeno due mesi prima della dichiarazione di tensione internazionale o in caso di difesa nazionale (§ 9 della legge sul diritto all’autodeterminazione in materia di genere sessuale). Sembra quindi facile aggirare la norma semplicemente registrandosi come donna o come “diverso”.
La disposizione sull’obbligo di autorizzazione è contenuta nel § 3, comma 2, della Legge sul servizio militare (Wehrpflichtgesetz) ed esiste sin dai tempi della Guerra Fredda. La vera novità deriva da una recente modifica al § 2 della stessa legge, entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Mentre in precedenza l’obbligo di richiedere l’autorizzazione si applicava solo in caso di tensioni internazionali o di esigenze di difesa nazionale (da dichiarare dal Parlamento ai sensi dell’art. 80a della Costituzione tedesca) , con la nuova regolamentazione tale obbligo si applica ora anche in tempo di pace, per chi intende lasciare il Paese per più di tre mesi.
Vista l’assenza di qualsiasi sanzione in caso di violazione, appare evidente che lo scopo della norma sia quello di misurare il grado di obbedienza dei cittadini tedeschi e di condurre, indirettamente, un sondaggio sulla disponibilità degli uomini ad accettare la coscrizione. Nei piani bellicisti del governo tedesco, questi uomini devono prepararsi a farsi massacrare al fronte dalla “minaccia russa” di cui tedeschi e Unione Europea continuano a favoleggiare da anni. Tra l’altro, la recente modifica della Legge sul servizio militare dovrebbe spingere gli uomini più saggi a lasciare il Paese. Meglio vivere in esilio che essere arruolati nell’organizzazione militare di qualsiasi nazione.
La coscrizione militare è una forma di schiavitù, come dimostra il fatto che il § 51 della Legge sul servizio militare (Wehrpflichtgesetz) prevede espressamente che i diritti fondamentali all’incolumità personale, alla libertà personale, alla libertà di circolazione e all’inviolabilità del domicilio sono limitati proprio da questa legge. Come sempre, i diritti fondamentali valgono solo finché fanno comodo alle strutture coercitive e violente chiamate Stati. L’obbligo di arruolarsi e quello di andare a farsi uccidere o a uccidere, in caso di guerra o di altre tensioni internazionali, è in realtà persino peggiore della semplice schiavitù. Mentre lo schiavo perde la libertà personale ed è costretto a lavorare per il padrone, almeno non gli viene richiesto di sacrificare la vita né di partecipare ad atti di genocidio. Il soldato, al contrario, si trova di fronte alla scelta moralmente riprovevole tra morire o uccidere altri.
L’obbligo militare, generalmente descritto nelle costituzioni come sacro dovere di difesa della patria, è una delle peggiori truffe perpetrate dai governi ai danni dei propri cittadini. Non si tratta infatti di difendere se stessi, la propria famiglia e le persone care, bensì di partecipare a un’operazione di omicidio di massa nell’interesse di una minuscola élite politica che ha preso il controllo di entità immaginarie quali governi, ministeri, parlamenti, eserciti, gradi e gerarchie militari. La funzione sociale attribuita a queste strutture corrisponde a una “status function”, come spiegato da John Searle in La costruzione della realtà sociale : un costrutto immaginario che esiste solo nella mente di coloro che credono di dover attribuire realtà e legittimità a entità mentali (governi, leggi parlamentari, ecc.) capaci di pretendere obbedienza e imporre la propria volontà anche sui dissenzienti e sui recalcitranti.
Di fatto, l’intera architettura delle leggi statali si fonda sulla disuguaglianza, cioè sull’esistenza di un sistema (procedurale, religioso, dinastico o simile) in grado di stabilire un quadro in cui un gruppo di persone ha il diritto di imporre la propria volontà su un altro gruppo che riconosce il primo come monopolista territoriale del potere decisionale (e, per implicazione logica, della tassazione e della violenza).
Ci troviamo quindi in un sistema paradossale, in cui le vittime della struttura coercitiva non solo ritengono di dover obbedire, ma credono anche di dover finanziare proprio quella struttura, pur essendo contrarie agli obiettivi e alle azioni dei suoi vertici.
Non solo la resistenza al monopolio decisionale viene punita (la renitenza alla leva comporta sempre gravi sanzioni penali e, in tempo di guerra, la diserzione è spesso punita con la morte), ma la nuova legge tedesca punisce anche l’estrema forma di autodifesa: la fuga.
Un grande pensatore svizzero, Karl Ludwig von Haller — ingiustamente trascurato, forse proprio per il giudizio superficiale e negativo espresso da Hannah Arendt, e recentemente riscoperto da Hans-Hermann Hoppe — ha dedicato un intero capitolo della sua opera più importante (La restaurazione della scienza politica ) ai mezzi di protezione contro l’abuso di potere. Tra questi ha individuato innanzitutto il diritto di prevenire e opporsi, anche con mezzi violenti, all’instaurazione di una struttura di potere abusiva, che non è altro che una manifestazione del diritto di autodifesa (vim vi repellere licet). La resistenza alla tirannia, dice von Haller, è sempre stata considerata una virtù e un dovere dei cittadini oppressi. Tuttavia, quando i mezzi della resistenza e della ribellione falliscono, non resta altra via che la fuga o la separazione dal governo che abusa dei suoi poteri. La fuga dal potere illegittimo è un diritto naturale di tutti gli esseri umani, afferma von Haller, «e non si può immaginare nulla di più crudele e disumano che privare l’infelice, l’uomo giusto che è perseguitato, dell’ultima risorsa, con la quale non reca il minimo danno neppure al suo nemico».
La nuova legge tedesca, che appare come la classica finestra di Overton per introdurre in seguito restrizioni ancora più gravi e severe volte a costringere gli uomini tedeschi nel ruolo di carne da cannone che i politici — i quali amano rischiare le vite altrui — hanno sempre perseguito, è un mezzo crudele e ingiusto per preparare i tedeschi alla triste realtà che verrà loro negata persino la possibilità di fuggire dalla partecipazione a un’impresa mostruosa come la guerra, dove la scelta è solo tra uccidere e morire.
La guerra, come scrisse Randolph Bourne, è la salute dello Stato. Con la guerra il potere deleterio dei governi raggiunge la sua massima espressione, occupa l’intero spazio della vita economica e civile di tutti, arruola forzatamente ciascuno a partecipare al cosiddetto sforzo bellico — i più sfortunati con il loro sangue, tutti gli altri con l’eliminazione delle loro libertà civili ed economiche. Durante le guerre, anche la semplice espressione di un’opinione contraria ai piani del governo può essere punita con grande severità. Pertanto, la guerra è il primo e fondamentale metro di giudizio per qualsiasi governante. Tutti i governi non sono altro che gigantesche organizzazioni criminali, e le guerre sono le loro imprese più mostruose; ma anche tra i criminali esistono gradi di malvagità e crudeltà. Qualsiasi governo che favorisca la guerra merita tutto il nostro disprezzo, ed è dovere di ciascuno resistergli in ogni modo possibile.

Traduzione dall’originale pubblicato sul PFS Journal